Elettrosmog

Elettrosmog

Dal libro “I pericoli della tecnologia invisibile” di Gabriella Zevi casa editrice EdiszioniSì

La mia iniziale esperienza

Negli anni ‘90 del secolo scorso ci si cominciò ad interessare, in Italia, alla salute delle abitazioni. Si parlava di bioarchitettura e di bioedilizia − per costruire con materiali naturali e privi di tossicità − e di geobiologia, e cioè di come individuare luoghi sani dove costruire o posizionare il letto. Dove le abitazioni fossero già state costruite si proponevano rimedi per risanare la casa schermandola da campi nocivi. Si proponevano tessuti tecnici utilizzati dalla NASA per proteggere gli astronauti dalle radiazioni. Io entrai in rapporto con questa cultura grazie ad un semplice intervento che mi ridiede sonno, salute e energia. Un medico naturopata mi consigliò di isolare la mia abitazione dalla corrente elettrica semplicemente staccando il contatore generale ogni notte. Mi disse che correnti elettriche esterne, sommandosi alle piccole correnti fisiologiche interne, possono alterare le funzioni vitali dell’organismo, fino a provocare effetti letali. Sicuramente il mio sistema nervoso ne aveva risentito. Ero molto provata, con due bambine piccole e nessun aiuto. Dormivo, ma non mi riposavo; mi sembrò un gesto facile e lo feci. Dopo poche notti di sonno profondo mi ritrovai a fare ginnastica a lume di candela verso la mezzanotte di una giornata di usuale fatica. L’impianto elettrico dell’appartamento era stato installato da un conoscente che si era dichiarato all’altezza e invece evidentemente non lo era. Il mio letto era poi parzialmente in metallo. Ci fu un primo convegno di bioarchitettura a Trento, vi andai e venni a sapere che quello che era stato il mio problema era ben conosciuto. Per evitare la dispersione elettrica in Germania si utilizzava da tempo un apparecchio, un disgiuntore, in grado di isolare l’appartamento dalla corrente, permettendo il suo scorrere solo quando si accende un elettrodomestico o si aziona un interruttore. Continuai a staccare la corrente durante la notte e anche la mia forma fisica migliorò.

Lo stress elettrico altera anche la produzione di due ormoni legati al senso di fame e di sazietà: grelina e leptina. La prima aumenta in caso di stress, di insonnia e di ritmi del sonno alterati e induce a mangiare cibi grassi e zuccheri come gelati e cioccolato (comfort food). La seconda regola l’assunzione di cibo e dice al cervello: “sei sazio, le tue riserve di cibo sono sufficienti”. Con la luce e lo stress elettromagnetico la leptina invece diminuisce. Ho riletto alcune vicende alla luce di queste conoscenze. Mio padre fu un uomo di grande capacità lavorativa; si ritirava tardi e si recava subito nella sua camera da letto. Il letto era di metallo con i materassi a molle. Sul comodino con parti in metallo erano appoggiate una bella lampada con la base in argento e radio sempre più potenti collegate alla presa elettrica, che quasi gli sforavano la testa. Spesso si alzava di notte per mangiare qualcosa. Evidentemente dormiva poco e male. Si è spento prima dei 60 anni. Invece una zia, oggi novantenne e vitale, mi raccontò, molti anni fa, che non si sentiva bene e che soffriva di mal di schiena. Anche lei dormiva su di un letto di metallo con materasso a molle e lampada sul comodino. Le consigliai di far installare un interruttore che isolasse la stanza dalla corrente elettrica. Lo fece subito.

Capitolo Terzo

Intervista al dottor Andrea Grieco

Andrea Grieco è un fisico che da anni si occupa delle problematiche connesse all’inquinamento elettromagnetico.

Video - Elettrosmog: No grazie!

Insieme all’ingegner Abele Bramati, consulente tecnico dell’Ordine degli Ingegneri Milano per le radiazioni non ionizzanti, effettua misure e consulenze per enti pubblici, aziende e privati.

Lo incontro per avere un parere sul problema dell’elettrosmog.

Dottor Grieco, quando ha iniziato a interessarsi dell’inquinamento

elettromagnetico e perché?

Ho iniziato a interessarmi al problema nei primi anni ’90. All’epoca insegnavo elettronica e telecomunicazioni in un istituto tecnico e ciò mi aveva portato ad approfondire le tematiche connesse alle trasmissioni radio e alle caratteristiche delle antenne. Nello stesso periodo un mio zio medico al quale sono molto legato, il dottor Umberto Grieco, mi introduceva ai principi dell’elettroagopuntura e della medicina vibrazionale. Ricordo ancora con piacere le lunghe discussioni avute con lui in famiglia o quando mi capitava di accompagnarlo in uno dei suoi numerosi viaggi per partecipare a qualche convegno o seminario sul tema. L’idea che le cellule comunicassero attraverso segnali elettromagnetici e non solo chimici mi affascinava. Da un certo punto di vista si comportano come se fossero microscopiche antenne ricetrasmittenti. Proprio in quegli anni il mondo si avviava verso quella che sarebbe stata una vera e propria rivoluzione nel campo delle comunicazioni, la telefonia mobile. I cellulari erano ancora oggetti misteriosi riservati a pochi, ma di lì a poco la situazione sarebbe radicalmente cambiata. Conoscevo a suffcienza la tecnologia utilizzata per rendermi conto che le frequenze impiegate erano molto vicine a quelle di cui si parla nella medicina vibrazionale. Non poteva non esserci interferenza, e così decisi di approfondire la questione.

E cosa scoprì?

All’inizio quasi nulla, perché non era facile reperire informazioni in merito. Il web era appena nato e in Italia di inquinamento elettromagnetico non si parlava e non si scriveva. Passavo i pomeriggi nelle biblioteche e nelle librerie scientifiche con la speranza di trovare qualcosa. Tutt’al più qualche testo di bioarchitettura tedesco in cui, tra tante altre cose, si parlava di geopatologie, nodi di Hartmann e elettrodotti. Dall’altro lato c’erano molti testi di fisica e di ingegneria e, soprattutto, le pubblicazioni dell’ICNIRP (La Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti), che fissavano i limiti di esposizione e prescrivevano i protocolli di misurazione. Sembrava però di atterrare su pianeti distanti anni luce che non parlavano la stessa lingua.

Cosa intende dire?

Vede, il problema dell’interazione dei campi elettromagnetici con gli organismi viventi, ma più in generale con la materia, può essere affrontato da due punti di vista che defnisco approccio energetico e approccio informativo. L’aspetto energetico è legato al fatto che un’onda elettromagnetica, quando interagisce con la materia, tende a depositarvi parte dell’energia che trasporta. Ciò si manifesta con un aumento della temperatura, il cosiddetto effetto termico. Nel caso dei tessuti organici, un riscaldamento eccessivo può produrre dei danni anche gravi. In fondo è il principio su cui si basa il forno a microonde. È proprio dell’effetto termico che l’ICNIRP tiene conto per fissare i limiti di esposizione.

E l’aspetto informativo?

Consideri il fatto che le onde elettromagnetiche, oltre che energia, trasportano anche informazione. La luce solare ci riscalda, ma permette anche alle piante di sintetizzare molecole complesse a partire da quelle semplici. In ambito tecnologico, le onde radio trasportano ogni secondo miliardi e miliardi di bit di informazione. Le cellule viventi rispondono a questa informazione anche a bassa energia. Ecco, questo è il punto di vista, anche se spesso inconsapevole, della bioarchitettura.

Perché dice “inconsapevole”?

Perché chi si occupa di bioarchitettura, frequentemente gli architetti ma non solo, si preoccupa di realizzare ambienti salubri senza indagare a fondo sui meccanismi che, a livello naturale e artificiale, determinano la nocività o la beneficità di un certo luogo. D’altra parte il campo è vastissimo e non è possibile per una singola persona conoscere tutto, in quanto l’approccio deve essere multidisciplinare. Sono coinvolte la fisica, la biologia molecolare, la genetica, l’epidemiologia e tante altre discipline. Negli ultimi venti anni l’applicazione dei principi dell’elettrodinamica quantistica (QED) ci ha permesso di cominciare a comprendere la natura bioelettromagnetica degli esseri viventi.

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Studio Bramati&Grieco

Lo “Studio Bramati & Grieco” è in grado di offrire un servizio professionale di rilevamento dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e di proporre le soluzioni più idonee per risolvere gli eventuali problemi riscontrati. Per maggiori informazioni scrivere a: alnitak63@hotmail.com.

Negli ultimi anni la presenza di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici di origine artificiale nelle nostre abitazioni è cresciuta enormemente. Accanto alle sorgenti esterne quali elettrodotti, cabine di trasformazione, stazioni radiobase (telefonia mobile), antenne radiotelevisive, troviamo anche molte sorgenti interne, impianti wi-fi, forni a microonde, elettrodomestici vari, home theater, per citarne alcuni. Tutti questi dispositivi generano campi più o meno intensi, normalmente non presenti in natura, che vanno a costituire il cosiddetto inquinamento elettromagnetico o elettrosmog.

Gli organismi reagiscono in modo diverso a questa situazione in dipendenza sia dall'entità e dalla tipologia dell'inquinamento sia dalle caratteristiche peculiari di ciascun essere vivente. E' ormai assodato che tra le persone esistono soggetti particolarmente sensibili alle perturbazioni elettromagnetiche ed è entrato nell'uso il termine “elettrosensibile” per indicare questa condizione. In Svezia il Servizio Sanitario Nazionale riconosce l'elettrosensibilità come causa di alcune patologie anche invalidanti. Numerosi sono i disturbi che possono essere associati alla presenza di elettrosmog quali insonnia, cefalee, emicranie, difficoltà di concentrazione, nervosismo, dolori muscolari e articolari, crampi, vampate di calore al viso o diffuse, resistenza ai trattamenti medici, depressione, stanchezza prolungata fino ad arrivare a patologie gravi. Ovviamente sono molte le cause che possono produrre i suddetti disturbi, ma occorre annoverare tra esse anche l'inquinamento elettromagnetico, soprattutto se accompagnato da una condizione di elettrosensibilità.

Più in generale, tutti noi desideriamo vivere in un ambiente salubre preoccupandoci, ad esempio, della qualità dell'aria, del livello di umidità, dell'isolamento acustico delle nostre abitazioni. Allo stesso modo dovremmo prestare attenzione alla situazione elettromagnetica del luogo in cui viviamo. In particolare nei locali dove trascorriamo molto tempo è bene che il livello dei campi artificiali sia ridotto al minimo. La camera da letto è sicuramente il luogo a cui prestare maggior attenzione perché è quello deputato al riposo di cui ha bisogno il nostro corpo e la nostra mente per rilassarsi e “ricaricare” le energie. Nessuno vorrebbe dormire in una stanza con forti rumori o con odori sgradevoli o, peggio ancora, con la presenza di sostanze tossiche o irritanti. Perché allora dovremmo dormire in un ambiente saturo di campi elettromagnetici artificiali?

In molti casi bastano pochi semplici accorgimenti per ridurre notevolmente l'elettrosmog nella propria camera, migliorando la qualità del sonno. Il primo passo da fare, però, è quello di conoscere esattamente la situazione elettromagnetica del proprio appartamento, sia per evitare inutili allarmismi sia per prendere le adeguate contromisure.